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4月21日 LETTERA APERTA AL MIO DIOLettera aperta al mio Dio (in occasione del terremoto che ha colpito L’Aquila)pubblicato il 12 aprile 2009 alle 21:25
scritto da Leo Strozzieri
Mio Dio, ti scrivo perché stremato dalle scosse di terremoto che già ha distrutto la città dell’Aquila. Siccome è una missiva di un tuo nemico verso il quale non puoi certo nutrire sentimenti di benevolenza e quindi di certo verrà da te cestinata, ho ritenuto di inviarla tramite il giornale on line Abruzzo Cultura, perché rimanga come testimonianza di questo tragico momento. Io ho studiato che al dire della teologia a te competono tre attributi in modo prioritario, ovvero l’esistenza, l’onnipotenza, l’amore. A rigore di logica di fronte al desolante scenario mi vien da dire che o non esisti, o non sei onnipotente, o – peggio ancora – se esisti e sei onnipotente, non sei amore misericordioso come vanno ripetendo i tuoi ministri. Lo so che sei anche giustizia e che sei stufo delle nostre nefandezze, però ti pare bello rispondere alle nostre cattiverie con una simile violenza? Ma poi quelle bare bianche di angioletti poste sopra le bare dei propri genitori (e tu dovevi saperlo che durante i funerali sarebbero state collocate in quel modo straziante) non ti hanno per nulla suscitato sentimenti di compassione sì da mettere in campo la tua onnipotenza al fine di impedire quella scena? Caro mio Dio, non era il caso, se veramente esisti con tutti gli attributi che ti vengono riconosciuti, di mettere invece in atto il tuo amore per fermare la furia delle leggi di natura? Tu mi dirai che non lo fai per prassi e che non sei intervenuto neanche quando tuo figlio gridò “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” Hai ragione, ma in quel caso c’era in palio la redenzione dell’umanità attraverso la donazione del sangue del giusto. Una finalità straordinaria di cui tutti ti danno atto ringraziandoti. Ma ora, direbbe un certo Antonio Di Pietro, uomo politico del Molise (non so se lo conosci), dove qualche anno fa si verificò una simile tragedia ancor più straziante, se possibile, che c’azzecca? E poi, mio caro Dio, sarà un caso, ma io ho vissuto l’evento come una vigliaccheria per il fatto che si è verificato in piena notte, quando le tenebre hanno il dominio assoluto sulla luce. Ma tu non sei il Dio della luce? Per non parlare del fatto che eravamo a ridosso della Pasqua nella quale si commemora la resurrezione di tuo Figlio. Un po’ assurda la coincidenza: da un lato egli risorge, dall’altro tante persone in piena notte ingoiate dal nulla. Sento che tu mi induci a riflettere sul messaggio che viene suggerito dal prefazio della liturgia dei defunti allorché si dice che ai tuoi fedeli “la vita non è tolta, ma trasformata” e che “mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”. E poi mi fai ancora sapere che la tua volontà è espressa nel versetto evangelico che recita “Chi vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna, ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno”. Ti voglio credere, anche per non entrare nel perimetro della disperazione che induce al suicidio, ma vorrei farti notare che prima dell’ultimo giorno, c’è il penultimo, il terzultimo, il quartultimo giorno e così via. Ma quando accadrà questa benedetta resurrezione? Questa tua affermazione è stata tramandata e l’hanno letta ormai da millenni persone che ancora sono in attesa. Non sarà una ennesima delusione? Mio Signore, forse ora più che mai sei arrabbiato con me per aver osato porti tutti questi interrogativi. Spero possa placarti due persone che ti sono e mi sono particolarmente a cuore (e questo lo sanno tutti), ovvero tuo Figlio e tua Madre. Loro, mentre tu da sempre vivi nella tua sede da nababbo, hanno sperimentato il dolore e quindi possono capirmi. Comunque ti chiedo venia di questa mia lettera aperta ma nonostante tutto torno a credere che esisti e che tutto sommato ci vuoi anche un mondo di bene. Sai da cosa lo evinco? Dalle aurore, dal luccichio delle stelle, dal vagito dei bimbi, dai colori e dai profumi dei fiori. Ma ancor più dalla presenza in mezzo a noi di certi profeti della tua grandezza come Giovanni Paolo II che avrebbe presieduto i solenni funerali delle vittime alle quali sono certo hai fatto una carezza magari commovendoti perché anche tu hai un cuore e grande. E, vista la mia passione per l’arte, soprattutto dal fatto che ad alcuni uomini concedi doni che io definisco sovrumani; intendo parlare degli artisti le cui opere urlano la tua esistenza e la tua benevolenza nei confronti dell’umanità. Ti saluto con affetto amicale e oso chiederti un abbraccio come quello mirabilmente descritto nella parabola del figliol prodigo. Se non me lo neghi, te ne sarò eternamente riconoscente. Tuo Leo Strozzieri. Pescara, Pasqua 2009. |
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